Ricominciare da zero: storie imprenditoriali di cui nessuno parla.

November 22, 2018

 

 

Si parla sempre di chi ce la fa. Leggiamo spesso online storie di successo, o storie chi si mette in gioco e muove i primi passi nel mondo dell’imprenditoria. Ma nessuno ne racconta mai il finale. E soprattuto nessuno racconta l’altra faccia della medaglia. 

 

Cosa succede a chi invece ci prova, ma alla fine deve arrendersi? Successo e fallimento vanno di pari passo, e non si può ignorare un aspetto così importante delle storie di chi si mette in proprio e decide di rischiare.

 

Fallire non deve essere un tabù. Deve essere solo un’altra storia da raccontare, una storia da cui trarre ispirazione, e da cui imparare. Perché si impara dai successi, ma anche dalle cadute. Anzi, si impara molto di più dai percorsi difficili che da quelli semplici. Se un progetto giunge al termine non è per colpa di un fallimento (non ci piace questa parola!) aziendale, ma piuttosto di un setback, un intoppo, un ostacolo, una battuta d’arresto, che ci impone di cambiare rotta

 

Non finisce tutto il libro, si chiude solo un capitolo. 

 

Un libero professionista sa bene cosa significa il termine “rischio di impresa”. Lo vive ogni giorno sulla sua pelle. E il rischio di impresa l’ha conosciuto bene anche Laura Azzariti, una stilista e imprenditrice Romana che 8 anni fa ha aperto un suo marchio di moda, Princess Handle With Care. Ma pochi mesi fa si è vista costretta a chiudere la sua attività

 

Noi l’abbiamo intervistata.

 

Ciao Laura! Fino a qualche tempo fa eri una donna in carriera, avevi un tuo brand di moda artigianale Made in Italy. Ora il sogno si è infranto. Cosa è successo? 

 

Jared Leto dice “Try and fail, but never fail to try!”. Se ci provi può andare male, ma se non ci provi il fallimento è certo, se non ancora più grosso, perché hai rinunciato in partenza a metterti in gioco. In Italia è molto difficile farcela, se non hai le conoscenze giuste o non hai alle spalle un forte appoggio finanziario su cui contare. Arrivi ad un punto oltre il quale non puoi andare… e lì o ce la fai o chiudi.

 

 

 

 

 

 

 

Hai lavorato sodo per molti anni, facendo tanti sacrifici e con tante rinunce. Rimpiangi qualcosa di questi anni? Pensi mai “avrei potuto fare di più?”

 

No, perché ho lavorato per sette persone, minimo. Mi sono occupata della parte creativa, della parte produttiva, del sito, dei social, dello shop online, degli ordini, dei clienti, degli acquisti, spesso anche delle foto dei capi, della post-produzione fotografica, della comunicazione, dei video…. Di tutto praticamente tranne fare materialmente i capi, e da sola. Sfido chiunque a tenere ritmi così elevati e stressanti di lavoro senza crollare, cosa che ovviamente alla fine è successa. Quindi non penso mai che “avrei potuto fare di più”, in caso penso “avrei potuto fare molte cose meglio” col senno di poi. Ma così siamo bravi tutti. Ogni sbaglio, ogni truffa che ho subito sono stati colpi difficili da attutire, ma è il rischio che affronti se ti metti in gioco senza sapere nulla. Perché io la Princess Handle With Care l’ho creata dal nulla inventandomi tutto ed imparando da sola tutto ciò che poteva servire per gestire un brand. Un rimpianto enorme ce l’ho oggi ma l’ho capito dopo: aver messo per prima la vita lavorativa a discapito di quella affettiva. 

 

 

 

Hai affermato che parte della colpa è dello Stato che non tutela il Made in Italy. Qual è il problema dell'Italia, e come – secondo te – potrebbe aiutare di più gli imprenditori e le PMI?

 

Dai nostri politici raramente sentirai parlare del Made in Italy tessile, più facile forse quello alimentare. Un Paese che vende il proprio debito ai cinesi come fa poi a difendersi dall’invasione del fast fashion? Siamo un Paese a maggioranza di piccole imprese, aziende familiari, artigiani eppure sentirete quasi sempre alzarsi la voce di “Confindustria”. Non siamo un’Europa a “due velocità” come spesso viene detto ma a “due realtà”. Chi ci pensa ai piccoli? Dietro ai brand di moda ci sono sempre di più gruppi finanziari, le spese sono troppe e non riesci ad emergere se sei un piccolo imprenditore. Non solo perché non sei protetto dallo Stato, ma perché la moda ormai su molte cose ha dei costi assurdi.  Penso in primis ai costi per la pubblicità. Ci sono riviste che mi hanno chiesto anche 5.000 euro per una pagina ed un’uscita singola! Uffici stampa 2.500 euro al mese! Andatevi a leggere le tariffe per aderire alla Camera della Moda Italiana, sono sul sito, ma chi potrebbe pagare cifre simili? 

 

E se non sei ricco come fai? Se non riesci ad emergere al livello pubblicitario nella moda non esisti. Quando ho iniziato l’editoria era meno in crisi ed era più facile riuscire ad apparire sui giornali gratuitamente, con il tempo è diventato praticamente impossibile. Ora ad esempio c’è un bonus per le  PMI per investire in pubblicità, fosse arrivato prima! L’errore più grande che io abbia mai fatto è stato di investire caparbiamente negli shop online. Se avessi invece aperto un piccolo negozio sono sicura che le cose sarebbero state diverse. Mi è stato chiesto quest’estate di partecipare ad un convegno per la sensibilizzazione verso il Made in Italy. Ho rifiutato dopo anni di battaglie. Perché, da ex parigina, ho capito ad un certo momento che la battaglia deve essere fatta dai dirigenti dello Stato non da noi. Ai francesi non gli devi fare nessuna predica su come tutelare il Made in France, ci riescono benissimo da soli, guarda un po'!

 

Rialzarsi da un insuccesso – anche se non ci piace definirlo così- non è facile. Ci vuole molta forza di volontà! Tu come stai affrontando questo cambiamento di vita, sia a livello personale che professionale?

 

Diciamo che nella mia vita mi sono dovuta rialzare parecchie volte quindi su questo partivo già “avvantaggiata”, per modo di dire. Ho imparato sin da piccola che “o vai avanti o vai avanti” non ci sono alternative. All’inizio è stato devastante, come perdere il grande amore della tua vita e ancora oggi faccio fatica, perché la Princess per me era tutto. Credo di non aver mai pianto tanto in tutta la mia esistenza. La Princess era parte di me, un modo anche per riscattarmi da tutto il dolore che avevo dovuto subire nella mia vita. Per questo, come ho detto prima, mai fare del proprio lavoro tutto. La mattina mi svegliavo e pensavo che non ce l’avrei fatta ad uscire dal letto. Passare da lavorare anche 10 ore al giorno, tutti i giorni, a zero è stato devastante. Eppure non so come, mi sono sempre data il cosiddetto “calcio nelle chiappe” e andavo a fare sport nei parchi. Poi ho scoperto anche lo yoga e le tecniche di mindfulness che sono state un ulteriore supporto. Oggi faccio sport tutti i giorni perché mi aiuta a non pensare troppo e a controllare la mia mente. Penso al momento presente. Ora. A livello professionale mi sto guardando in giro da poco. Penso, osservo, mi confronto con altre persone che hanno avuto la stessa mia esperienza o stanno, purtroppo, per averla e poi chissà. Il momento in Italia è difficile e lavoro ce n’è poco. Io spero sempre di riuscire ad inventarmi qualcosa di nuovo, di mio. Sono una creativa, passionale, libera al 100%. Se mi chiudi in un ufficio o sotto un capo dispotico non reggo. In passato per esperienze simili sono arrivata a pesare 48 kg. Ne peso 58.

 

Il tuo background sicuramente ti permetterà di ricostruirti da te e ricominciare più forte di prima. Quali skills hai imparato durante tutti questi anni da imprenditrice? Cosa ti piacerebbe fare adesso? 

 

Ho imparato tante cose. Quando ti trovi a dover gestire più ruoli impari tante cose nuove. Devo dire che ho scoperto una vera passione per il web, il seo e per la grafica. Passavo almeno 5 ore al giorno ad occuparmi dei siti e tutto ciò che ne concerne.

 

Ci sono molte persone là fuori che hanno un sogno nel cassetto, ma l'idea di mettersi in proprio le spaventa. Quale consiglio daresti a queste persone? Anche se le cose, alla fine, non vanno nel verso sperato, ne vale comunque la pena? 

 

Se hai le risorse finanziarie per rischiare, rischia! Ma fallo sempre senza fare il passo più lungo della gamba. Io credo che vedere i propri sogni avverarsi, anche se per poco tempo, è qualcosa di unico che ti cambia la vita. Ho momenti unici nella mia mente e nel mio cuore che porterò sempre con me, come quando fui pubblicata per la prima volta da “Elle”; la mia rivista preferita da sempre. Che sia un sogno lavorativo o personale ne vale sempre la pena o vivrai di rimpianti.

Fa paura, ma fa molta più paura restare a guardare gli altri che ci provano e tu no.

 

 

 

 

 

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